LA MIA MIGLIORE AMICA SI SPOSA.

Ebbene si.

E mica è una cosa che ci lascia lì, cosi, un po’ appesi.

Ci sono mille cose da fare. Non sono io la sposa? No, certo che no. Mi è chiaro.

Ma volete mettere l’importanza di fare la Consigliera e Opinionista?

Siete pregate di non immaginarvi la sottoscritta in versione PaolodelDebbiana. No grazie, lasciamo lui e il suo bel faccione rubicondo su Italia 1. Io sarò infilata, udite udite, in un meraviglioso abito lungo che valorizza i fianchi che non ho e il seno che non c’è. Non si trova nemmeno seguendo la seconda stella a destra. Non c’è verso. Fanno una pippa all’isola di Peter Pan.

Va beh per ora i sogni son desideri chiusi in fondo al cuor, e per rigor di sincerità, anche chiusi in fondo al portafoglio.

Tornando a noi…

Bisogna farsi una cultura sugli abiti da sposa. Mica è facile!

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Ci sono quelli taglio impero, ben stretti sotto al seno, adatti a chi ha il fianco ben tornito ed esposto alle correnti e il famoso decolté, protuberanza, davanzale che sporge fiero, strizzato da uno di quei reggiseni di nuova generazione aerospaziale che decidono loro la forma, nemmeno fossimo fatte di plastilina.

Pere, arance o angurie, qualunque sia il tuo frutto sul davanzale, grazie a queste nuove tecnologie loro, la Gina e la Lollo, staranno su, impettite pronte  a sorreggere lo sguardo di qualsiasi malandrino che protende l’occhio verso il basso.

Ecco, se invece che una pianta di angurie, ricordiamo di più una tavola da surf e il piattume regna sovrano, è chiaro come il sole (che si sta facendo desiderare) che qualcosa di più coprente e fasciante è conveniente all’occasione. Magari facciamo scomparire le spalline, che detta cosi mi fa sentire un po’ fata Madrina in Cenerentola, e allarghiamo la parte bassa, impomposita da strati, strati, strati e strati di tulleveloechipiunehapiunemetta.

Che poi, ho certificato che mica sono semplici da indossare! Bisogna muoversi dentro un cerchio che aiuta a spostarsi senza inciampare nella valanga di stoffa… Finita qui? Certo che no. Agili come una tigre che salta spavalda il suo cerchio infuocato, le zuccherate sposine vengono messe a dura prova dalle SCARPE.

Un atelier non è tale se non ha un paio di scarpe strette in punta con tacco sbilanciato che si dichiara un 38 ma è un 35 e che è universale. Hai un 40? Se ce l’hanno fatta Anastasia e Genoveffa ce la puoi fare anche tu! Confidiamo in te e nel tuo piedino snodato! Ah non lavori al circo?! Non sei abituata a camminare sugli alluci? Peccato… poteva far comodo…

Io…… ho un ruolo di consulente esperta, dotta intenditrice, che fa si che un mio semplice arricciamento delle labbra significhi….catastrofe. Ah no. Quella era Miranda nel Diavolo veste Prada.

Realisticamente ricordavo di più Emily quando era sommersa dal raffreddore. Non tanto perché fossi raffreddata e virulenta  quanto per la forte commozione del momento.

È questo è solo l’inizio del filo rosso conduttore. Anzi, il filo bianco, data l’occasione. (Ma… preferisce…  bianco avorio, bianco sporco o bianco candido? C’è un color champagne se le interessa.)

E il velo? E il fiore? E il trucco?

Mica facile eh..

Che poi, in tutto questo ci sono anche io, va bene che i fianchi e il davanzale non ci sono ma compenso con una massa di capelli degna di Caparezza.

“Vita da testimone” inizia qui. Sto pensando seriamente di far un to do per la sottoscritta: vestito, capelli, unghie, scarpe, eventuale fiore, trucco  e borsetta.

Step 1… ehmmm… iniziare. Si stiamo generici. Iniziare mi sembra un buon  proposito.

Stay Tuned Pulzelle!

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